IV Domenica di Pasqua/B – Tra eucologia e Liturgia della Parola

IV Domenica di Pasqua/B – Tra eucologia e Liturgia della Parola

La IV Domenica di Pasqua apre la seconda metà del Tempo pasquale con una delle immagini più antiche e care alla Chiesa: Cristo Buon Pastore. Nell’Anno A la liturgia propone la prima parte del discorso del pastore di Giovanni 10, quella in cui Gesù si rivela insieme come Pastore e come Porta. In questo commento analizziamo i testi eucologici, la Liturgia della Parola, i loro reciproci collegamenti, per poi aprirci al magistero dei Sommi Pontefici e al pensiero di sant’Agostino.

I testi eucologici

Antifona d’ingresso (Sal 32,5-6)

Della bontà del Signore è piena la terra; la sua parola ha creato i cieli. Alleluia.

Colletta

Dio onnipotente e misericordioso, guidaci al possesso della gioia eterna, perché l’umile gregge dei tuoi fedeli giunga con sicurezza accanto a te, dove lo ha preceduto il Cristo, suo pastore.

Colletta alternativa (propria dell’Anno A)

O Dio, nostro Padre, che nel tuo Figlio ci hai riaperto la porta della salvezza, infondi in noi la sapienza dello Spirito, perché fra le insidie del mondo sappiamo riconoscere la voce di Cristo, buon pastore, che ci dona l’abbondanza della vita.

Orazione sulle offerte

O Dio, che in questi santi misteri compi l’opera della nostra redenzione, fa’ che questa celebrazione pasquale sia per noi fonte di perenne letizia.

Antifona alla comunione (cf. Gv 10,14-15)

È risorto il buon Pastore, che ha dato la vita per le sue pecorelle, e per il suo gregge è andato incontro alla morte. Alleluia.

Orazione dopo la comunione

Custodisci benigno, o Dio nostro Padre, il gregge che hai redento con il sangue prezioso del tuo Figlio, e guidalo ai pascoli eterni del cielo.

Liturgia della Parola

LetturaRiferimentoTema
Prima letturaAt 2,14a.36-41«Dio lo ha costituito Signore e Cristo» — conclusione del primo kerygma petrino a Pentecoste, con l’invito alla conversione e al battesimo «nel nome di Gesù Cristo»
Salmo responsorialeSal 22 (23)«Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla»
Seconda lettura1Pt 2,20b-25«Siete stati ricondotti al pastore delle vostre anime» — rilettura di Is 53 sul Servo sofferente applicata a Cristo pastore
Canto al VangeloGv 10,14«Io sono il buon pastore… conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me»
VangeloGv 10,1-10«Io sono la porta delle pecore»

Il brano evangelico dell’Anno A si sofferma sulla prima parte del discorso del Buon Pastore di Giovanni 10: l’Anno B leggerà poi i versetti 11-18 (il Pastore che dà la vita) e l’Anno C i versetti 27-30 (il Pastore e il Padre).

I collegamenti tra Liturgia della Parola e testi eucologici

Le due immagini cristologiche dell’Anno A: il Pastore e la Porta

Il Vangelo giovanneo presenta in questa domenica una duplice autorivelazione di Gesù: egli è insieme il pastore che chiama ciascuna pecora per nome e la porta attraverso cui si entra alla salvezza. Queste due immagini ritornano con precisione chirurgica nei testi eucologici dell’Anno A:

  • la Colletta alternativa costruisce tutto il suo arco orante su entrambe: «ci hai riaperto la porta della salvezza» (Gv 10,7.9) e «la voce di Cristo, buon pastore, che ci dona l’abbondanza della vita» (Gv 10,10.11.14);
  • la Colletta del Messale parla dell’«umile gregge» e di «Cristo suo pastore»;
  • l’antifona alla comunione cita Gv 10,14-15 applicando specificamente il tema al banchetto eucaristico.

La Colletta alternativa come sintesi esegetica

Il testo della colletta alternativa è un piccolo capolavoro di mosaico biblico: in poche righe intreccia tre citazioni giovannee (porta, voce del pastore, vita in abbondanza) con un richiamo pneumatologico («sapienza dello Spirito»). La preghiera domanda proprio ciò che il Vangelo descrive: saper distinguere la voce del pastore da quella degli «estranei» (Gv 10,5), dei «ladri e briganti» (Gv 10,8). L’espressione «abbondanza della vita» è citazione testuale di Gv 10,10.

Il Salmo 22 (23): cuore pulsante dell’intera celebrazione

Il salmo dell’Iniziazione cristiana per eccellenza, può essere visto come una delle chiavi che tiene insieme tutto:

  • «Su pascoli erbosi… mi conduce» → «le conduce fuori… troverà pascolo» (Gv 10,3.9);
  • «Per il giusto cammino, per amore del suo nome» → «chiama le sue pecore ciascuna per nome» (Gv 10,3) e At 2,38 «battezzati nel nome di Gesù Cristo»;
  • «Tu sei con me» → «conosco le mie pecore» (Gv 10,14);
  • «Davanti a me tu prepari una mensa» → l’Eucaristia stessa, anticipata nell’antifona di comunione;
  • «Abiterò nella casa del Signore» → «i pascoli eterni del cielo» della preghiera dopo la comunione.

La seconda lettura: Cristo servo-pastore e la Colletta

1Pt 2,20-25 rilegge il canto del Servo di Isaia 53 e culmina nella frase: «siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime». L’immagine del custode (episkopos in greco) risuona nella preghiera dopo la comunione: «Custodisci benigno, o Dio nostro Padre, il gregge…». La liturgia chiede al Padre ciò che la lettera di Pietro proclama già avvenuto in Cristo. Il versetto «dalle sue piaghe siete stati guariti» (1Pt 2,24) prepara il riferimento al «sangue prezioso del tuo Figlio» del dopo-comunione.

La prima lettura e la porta del battesimo

Il discorso di Pentecoste in At 2 culmina in una conversione di massa sigillata dal battesimo «nel nome di Gesù Cristo». La Colletta alternativa intercetta perfettamente questo nesso battesimale: «ci hai riaperto la porta della salvezza». Convergono così tre immagini: la porta (Vangelo), il nome in cui si è battezzati (prima lettura), la riconsegna al pastore (seconda lettura).

«Abbondanza» e «perenne letizia»: dal Vangelo all’Offertorio

La grande frase conclusiva di Gv 10,10 — «io sono venuto perché abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza» — trova tre corrispondenze eucologiche:

  • «ci dona l’abbondanza della vita» (colletta alternativa);
  • «fonte di perenne letizia» (sulle offerte);
  • i «pascoli eterni del cielo» (dopo la comunione).

L’Eucaristia è dunque presentata come il luogo privilegiato in cui la promessa giovannea della vita in sovrabbondanza si attua già qui ed ora.

L’antifona d’ingresso: una «bontà» che precede

L’antifona d’ingresso apre con il Sal 32: «della bontà del Signore è piena la terra». Il termine bontà introduce quella cifra giovannea del pastore kalós (bello-buono) e prepara alla lettura della liturgia come luogo in cui la bontà del Pastore si rende sensibile: il popolo che si raduna scopre di essere già abitato da questa bontà diffusa.

Il magistero dei Sommi Pontefici

Giovanni Paolo II: fondamento della Domenica del Buon Pastore

Il Regina Caeli del 6 maggio 1979 è uno dei testi magisteriali che più incisivamente hanno dato forma all’identità di questa domenica. Giovanni Paolo II vi ricorda che la Chiesa dedica la IV domenica di Pasqua al Buon Pastore, figura cara all’antica Chiesa di Roma, come attestano numerose testimonianze storiche — il riferimento rimanda alle raffigurazioni catacombali del Pastor bonus, tra i più antichi volti iconografici di Cristo. Proseguendo, il papa afferma con una quadruplice enfasi che solo Cristo conosce le sue pecore ed esse lo conoscono; solo lui offre la vita per le pecore; solo lui le guida per vie sicure; solo lui le difende dal lupo rapace. Questa ripetuta esclusività è un commento orante al «io sono la porta» del Vangelo: l’unicità mediatoria del Cristo-Porta coincide con l’unicità del Cristo-Pastore.

Francesco: discernere le due voci (Regina Caeli proprio dell’Anno A)

Il Regina Caeli del 3 maggio 2020, pronunciato nella IV Domenica di Pasqua dell’Anno A, è il testo magisteriale più aderente alla pericope di Gv 10,1-10. Francesco osserva che il Signore chiama ciascuno per nome, perché ama ciascuno personalmente. Ma al centro dell’allocuzione pone la domanda che la liturgia stessa fa pregare nella colletta alternativa: come distinguere la voce del buon Pastore da quella del ladro, l’ispirazione di Dio dalla suggestione del maligno?

La risposta del papa propone un discernimento pratico: la voce di Dio non obbliga mai, si propone ma non si impone, mentre la voce cattiva seduce, assale, costringe. La voce di Dio corregge con pazienza e sempre incoraggia, consola, alimenta la speranza. La voce del nemico distoglie dal presente, trascinando verso i timori del futuro o le tristezze del passato; la voce di Dio, invece, parla al presente. È un commento pastorale esatto alla domanda che la colletta alternativa pone sulle labbra dell’assemblea: «sappiamo riconoscere la voce di Cristo».

Benedetto XVI: la «via santa» e la «porta» del Sacrificio pasquale

Nell’omelia del 29 aprile 2012, Benedetto XVI afferma che è solo attraverso la «porta» del Sacrificio pasquale che gli uomini e le donne di tutti i tempi e luoghi possono entrare nella vita eterna; è attraverso questa «via santa» che possono compiere l’esodo verso la «terra promessa» della vera libertà, ai «pascoli erbosi» della pace e della gioia senza fine. L’annotazione salda la porta del Vangelo dell’Anno A con il Salmo 22 e con il «sangue prezioso» del dopo-comunione: è l’intera simbolica pasquale a convergere nell’unica azione eucaristica.


Il pensiero di sant’Agostino

Agostino dedicò a Gv 10,1-10 l’Omelia 45 del Commento al Vangelo di Giovanni (In Iohannis Evangelium Tractatus) e il Discorso 137. Alcuni nuclei del suo pensiero illuminano in modo sorprendentemente esatto l’eucologia dell’Anno A.

La coincidenza di Porta e Pastore

Nel Discorso 137, 3, Agostino osserva che Cristo si presenta insieme come Porta e come Pastore, e ne ricava una chiave ecclesiologica: il Signore ha detto di essere il pastore e ha detto di essere la porta; vi si trovano entrambe le cose, perché la porta è nel capo e il pastore nel corpo. Gli apostoli — e dopo di loro i vescovi, i sacerdoti, i martiri — sono pastori nel corpo di Cristo; ma c’è un’unica Porta attraverso cui si accede al gregge: Cristo stesso. Questa intuizione è esattamente ciò che la Colletta alternativa dell’Anno A condensa con: «ci hai riaperto la porta della salvezza».

La voce che discerne le vere pecore

Nell’Omelia 45 Agostino riflette sul mistero di chi ascolta e chi non ascolta la voce del Pastore: quella voce era, più di qualsiasi altra, la voce del pastore, perché usciva dalla bocca stessa del Pastore; eppure non tutti l’hanno ascoltata. E, approfondendo, individua la voce distintiva: c’è una voce del pastore per cui le pecore non ascoltano gli estranei, e la parola che la contraddistingue è quella di Matteo 10,22 — «chi avrà perseverato sino alla fine, questi sarà salvo». La colletta alternativa dell’Anno A chiede precisamente questo: «perché fra le insidie del mondo sappiamo riconoscere la voce di Cristo». Agostino aggiunge che la perseveranza è il tratto distintivo dell’ascolto autentico — un’intuizione che illumina l’orizzonte escatologico dei «pascoli eterni» del dopo-comunione.

Entrare e uscire come movimento spirituale

Sul versetto «entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10,9) Agostino propone una celebre lettura interiore: si entra quando ci si raccoglie nella propria interiorità per pensare, si esce quando ci si esteriorizza nell’azione. Entrare per Cristo significa pensare alla luce della fede; uscire per Cristo significa tradurre la fede in opere davanti agli uomini. Questa spiritualità del «passaggio» dà densità al «troverà pascolo» evangelico e prepara ai «pascoli eterni» del dopo-comunione: l’esistenza cristiana è un ritmo di interiorità e missione, sempre attraverso la Porta che è Cristo.

L’unità di Agostino e del Messale

Il filo che lega Agostino all’eucologia dell’Anno A è dunque nitido: la coincidenza Pastore/Porta (Discorso 137) struttura la Colletta alternativa; il discernimento della voce (Omelia 45) è ciò che quella stessa Colletta domanda; il ritmo interno-esterno del credente (Omelia 45) è l’esistenza cristiana che l’orazione dopo la comunione affida alla custodia del Padre.


Fonti

Testi liturgici e biblici
  • Messale Romano, III ed. tipica italiana (CEI 2020), Proprio del Tempo — IV Domenica di Pasqua, Anno A.
  • Lezionario Romano, II ed. (CEI), Tempo di Pasqua, Anno A.
Fonti CEI
  • Conferenza Episcopale Italiana, Liturgia del giorno: IV Domenica di Pasqua – Anno Achiesacattolica.it.
  • CEI – Ufficio Liturgico Nazionale, IV Domenica di Pasqua — «Io sono la porta delle pecore»sussidio PDF.
  • Ufficio Liturgico Diocesi di Bologna, Domenica IV di Pasqua — Anno Aliturgia.chiesadibologna.it.
Magistero dei Sommi Pontefici
  • S. Giovanni Paolo IIRegina Coeli, 6 maggio 1979 — vatican.va.
  • Benedetto XVIOmelia nella Santa Messa con Ordinazioni Presbiterali, 29 aprile 2012 — vatican.va.
  • FrancescoRegina Caeli, 3 maggio 2020 — IV Domenica di Pasqua, Anno A, vatican.va.
Sant’Agostino
  • In Iohannis Evangelium Tractatus XLV (Gv 10,1-10), augustinus.it.
  • Sermo 137 — Sul pastore, il mercenario, il ladro (Gv 10,1-16), augustinus.it.

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